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Chris Cox FB

L’ultimo periodo è stato particolarmente difficile per il colosso Facebook. Oltre il down di tutte le piattaforme di Menlo Park della scorsa settimana, in questi giorni Mark Zuckerberg ha dovuto registrare sia una grande defezione nel suo team che attacchi alla sua privacy policy da personaggi alquanto autorevoli.

Nelle ultime ore, Facebook ha dovuto accogliere le dimissioni di Chris Cox. Si trattava del Chief Product Officer, in sostanza, l’uomo più importante all’interno della multinazionale dopo Zuckerberg. Cox è stato tra i primi dipendenti della azienda entrando nel lontano 2005. È stato il principale ideatore del News Feed, centrale per la struttura attuale del social (in particolare a livello economico). Inoltre, si è evidenziato nel corso degli anni un grande rapporto di amicizia tra Mark Zuckerberg e Chris Cox.

L’addio è probabilmente da addebitare alle ultime dichiarazioni del Ceo che rivelavano i piani rivoluzionari per Facebook, Instagram e Whatsapp (ispirandosi all’app cinese WeChat). Chris Cox trovandosi in disaccordo con tale strategia ha rassegnato le dimissione nonostante la prestigiosa posizione conquistata meno di un anno fa. Zuckerberg scrive in merito a questo addio che l’amico e collega valuta da anni a una nuova esperienza lavorativa.

Nella medesima intervista a Ap dopo l’annuncio del nuovo corso, ha chiarito di continuare a considerare importanti Facebook e Instagram nella loro struttura tradizionale. Questo per tranquillizzare gli azionisti agitati dalle nuove strategie. Infatti sono 16,6 miliardi di dollari di ricavi trimestrali derivanti dalla pubblicità, provenienti dal News feed di Fb e dal News feed e dalle Storie di Instagram.

I problemi di Fb non si fermano ai saluti di Chris Cox

Gravano sulla società di Menlo Park un’indagine penale di New York sulla cessione dei dati a terzi. Inoltre, è prossima una multa proveniente dalla Federal Trade Commission per il caso di Cambridge Analytica. A questo difficile momento si aggiungono dichiarazioni di Brian Acton, co-fondatore di WhatsApp. Nel 2014 vendette la sua popolare app di messaggistica a Mark Zuckerberg per 19 miliardi di dollari.

Le dimissioni di Acton erano dovute a divergenze sul modello di business per l’app. Zuckerberg puntava sull’inserimento di pubblicità mentre, per Acton, il modello ideale era un canone annuo di 1 dollaro. Queste frizioni sono le cause del suo addio nel 2017. Brian accusa, in un intervento alla Stanford University, Facebook e, più generale, tutta la Silicon Valley, di un totale disinteresse per la protezione dei dati e privacy degli utenti, subordinandolo al profitto.

Oltretutto, ha allertato la platea sul fatto che multinazionali come Apple e Google hanno la totale arbitrarietà di decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, quindi quali siano i contenuti da moderare e quali siano da ritenere idonei. Brian Acton ha concluso il suo intervento con un secco:”Cancellate Facebook, ok?”

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